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Uno spettro si aggira nel mondo dell’informazione: una nuova generazione di ragazzi e cittadini. E non è la nostra: è quella dei nativi digitali, è la generazione dei nostri fratelli minori, nati negli anni 90 e cresciuti a suon di clic. Noi, poco più che ventenni, già apparteniamo alla vecchia leva degli immigrati digitali: ancora passiamo del tempo a chiederci quale utilità abbia iscriversi ad un social network, aprire un blog o condividere gratuitamente in rete il risultato di un nostro lavoro. Saranno loro, i nativi digitali, a rivoluzionare il rapporto con l’informazione: “tra dieci anni nulla sarà più come adesso” (Smorto–Condirettore di Repubblica.it).

E’ questo lo scenario, affascinante e incerto, che è emerso nei diversi incontri svoltisi a Perugia, in occasione del festival del giornalismo, e dedicati ai New Media. Così, spaventati dai Savonarola della Carta Stampata - che non hanno perso occasione per tuonare contro ogni forma d’informazione personalizzata e autoreferenziale: “Viviamo in un mondo di opinionisti, in cui nessuno si preoccupa più di distinguere cosa è davvero informazione” (Riotta) – noi del Tascapane abbiamo pensato di offrirvi in questa pagina qualche dritta per muovervi nella blogosfera senza troppi timori peccaminosi.

Prima parola d’ordine è: Autorità. Per verificare l’autorità di un sito esistono diversi strumenti on line che utilizzano, insieme ad altri parametri, un sistema molto simile a quello usato nelle Università di tutto il mondo per calcolare la validità di un’opera scientifica: il numero e l’importanza delle citazioni, pardon, dei link ricevuti. Per i Blog di tutto il mondo potete fidarvi delle valutazioni di technorati. com. Altrimenti c’è sempre il buon vecchio Google che con dieci stelline misura il page rank di tutti i siti.

La seconda parola d’ordine è: Controllo. La misura della rivoluzione del sapere che internet ha portato con sé può esser riassunta in una parola: Wikipedia. Il mito del sapere condiviso può però trasformarsi per gli inesperti in un facile specchietto per le allodole. Succede spesso, anche su Wikipedia, che le aziende, come i personaggi politici, sferrino duri colpi ai loro concorrenti arruolando blogger che si insinuano nelle maglie della rete per falsare la loro reputazione o la cronaca delle vicende giudiziarie che li riguardano. Per questo, per esser sicuri delle informazioni che state per ricopiare da Wikipedia nella vostra tesi di laurea, non dimenticate di controllare la cronologia e le discussioni tra i redattori di quel lemma. Se l’ultima modifica alla pagina è stata apportata da un utente nuovo, con un profilo incerto, non fidatevi, e magari inaugurate una discussione manifestando le vostre perplessità.

Terza ed ultima parola d’ordine è: Partecipazione. Non perdiamoci in inutili teorizzazioni e cominciamo a vivere da dentro il nostro tempo. L’ultima domanda che dovrete porvi d’ora in poi è “a che serve?”. Il web 2.0 è solo un enorme contenitore: su facebook c’è chi cerca sesso facile e chi, come Ahmed Maher, in Egitto coalizza 70mila giovani contro il regime di Mubarak, e, dopo esser stato costretto alla fuga, viene torturato in carcere in cambio della password di accesso al suo profilo.


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